La scuola del mondo

cerca_trova

Giorgio Vasari, Battaglia di Scannagallo, particolare

Cerca Trova, scrive il Vasari. Lo scrive sul suo affresco più conosciuto, quello della Battaglia di Scannagallo nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze. E forse proprio per questa scritta diventa la sua opera più famosa, visto che lui grande pittore non lo è mai stato (e neanche grande scultore e poco architettore). Ma scrittore sì, scrittore di vite degli altri, di quelli grandi davvero (Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architettori). S’è già capito: Vasari non mi piace, punto. Comunque, quel Cerca Trova sarebbe la via per scovare La Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci, a detta di alcuni ancora esistente dietro l’affresco che vediamo oggi. Perché è di questa, e della Battaglia di Cascina di Michelangelo Buonarroti, che voglio parlare. Non della pomposa e piatta raffigurazione vasariana.

Soprattutto, della loro storia.

A Pier Soderini, gonfaloniere della Firenze post-Savonarola, si deve la commissione di questi due affreschi, nel 1503. Prese due a caso che passavano di lì, il Da Vinci e il Buonarroti appunto: l’idea era di fargli affrescare la grande sala del potere democratico fiorentino, con scene che glorificassero la città e le sue imprese belliche.

L’ideale eroico michelangiolesco contrapposto all’epica leonardiana.

Leonardo concepisce la battaglia come un fenomeno della natura, come un ciclone: tra vortici di fumo e polvere si vedono episodi di lotta furibonda, cavalli che paiono belve infuriate, combattenti contorti. Tutto questo furore si confonde in un ritmo senza capo né coda. La natura stessa, così cara a Leonardo, pare avvolgersi in questo gorgo.

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Leonardo, studio per un gruppo di cavalieri per lo sfondo della Battaglia di Anghiari

A questa visione panoramica e generale, senz’altro epica, della battaglia, Michelangelo contrappone invece un momento ben preciso: la battaglia non è ancora tale, i fiorentini privi delle loro armi (sono igniudi, come piaceva tanto a Michelangelo) si stanno ristorando sulle rive dell’Arno, quando vengono presi di sorpresa dai pisani. La situazione è disperata, ma proprio la disperazione dà loro forza, si battono e vincono. E’ l’ideale eroico michelangiolesco, che non è coraggio, o solo coraggio, ma riscatto dal torpore e dall’inerzia.

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Michelangelo, studio per la Battaglia di Cascina

Le implicazioni spirituali (l’aiuto divino) che nell’opera di Michelangelo sono il movente di tutto, sono completamente assenti in quella di Leonardo, per il quale invece l’esperienza era e doveva essere diretta, senza pregiudicazione alcuna.


Si noterà che per le illustrazioni ho usato degli studi. Difatti le opere non esistono, né sono mai esistite. Leonardo mise mano al suo affresco, ma data la tecnica totalmente empirica (si dice avesse adottato l’encausto, tecnica usata nell’antichità per decorare pareti, vasi ecc.) si rovinò subito e in seguito decise di abbandonare il progetto. Michelangelo non lo iniziò nemmeno, se ne andò a Roma. Le due opere si conoscono tramite copie di copie dei cartoni preparatori, quelli che gli artisti disegnavano prima di mettersi ad affrescare. Già, i cartoni.

Chiunque voleva impegnarsi nell’arte doveva confrontarsi con queste opere dei due grandi maestri.

Tutto ruota intorno a loro. Tutta la Storia dell’Arte risente della perdita di questi disegni. Come detto esistono e si sono tramandate solo copie o copie di copie, che poco hanno a che fare con gli originali, come si può facilmente intuire. Sono stati venerati finché sono esistiti e chiunque all’epoca voleva impegnarsi nell’arte, doveva confrontarsi con queste due opere dei due grandi maestri. Doveva studiarle e ristudiarle, perché quello era il nuovo corso dell’Arte, dettato dai fantastici due.

Del cartone della Battaglia di Anghiari la più famosa di queste copie è quella di Rubens, che rende l’idea del groviglio di corpi e di animali, ma in ogni caso non è che un frammento dell’intera opera; quello di Michelangelo lo conosciamo tramite tal Aristotile da Sangallo.

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Rubens, Battaglia di Anghiari, copia dal cartone di Leonardo

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Sangallo, Battaglia di Cascina, copia dal cartone di Michelangelo

Gli originali dei due immensi artisti furono la palestra di tutta la generazione a venire, quella che va sotto il nome di manieristi. Ma benché oltremodo idolatrati, questi cartoni furono smembrati, portati in ogni parte d’Italia e infine perduti. Per sempre. Secondo il Vasari, una parte di quello di Michelangelo fu presa (rubata, secondo alcuni) da Baccio Bandinelli per studiarlo, ma così ossessivamente che alla fine lo strappò dalla rabbia per non saper raggiungere la bravura del maestro. Benvenuto Cellini, uno di quelli che accusavano di furto il Bandinelli (e ci credo, non lo poteva vedere!) nel suo Vita, così dice: —Stetteno questi dua cartoni, uno inel palazzo de’ Medici e uno alla sala del Papa. Immentre che stetteno in piè, furono la scuola del mondo.

Raffaele Boni 2015

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Un pensiero su “La scuola del mondo

  1. The writing CERCA TROVA is really an encrypted message.
    The anagram of the words CERCA TROVA is TORRE VACCA, the ancient name of the tower of Palazzo Vecchio in Firenze, located nearby, just a few meters, very unlikely this anagram is a coincidence, anagrams and rebus were very popular among the collaborators of Giorgio Vasari.
    I solved this anagram in March of 2012.
    The “torre della vacca” ( tower of the cow ) or ” torre dei della Vacca ” or ” torre del vacca ” or simply ” torre vacca ” ( cow tower ) belonged to an ancient and noble family of Florence and was incorporated within the walls of the Palazzo Vecchio around the year 1300 by a decision of its builder, the architect Arnolfo di Cambio.The tower had a great bell that every time we sounded the ancient Florentine said ” the cow is mooing “. ( if you look at the facade of the Palazzo Vecchio, under the clock tower, you see a row of windows closed, that is the ” cow tower ” )
    In 1561, during the great restoration of the Palazzo Vecchio. Giorgio Vasari discovers the walls of the tower and in his book “Lives of the Artists,” ( biography of Arnolfo di Cambio edition 1568 ) writes this:
    “…And they brought it about that the northern aisle of S. Pietro Scheraggio should be thrown to the ground, rather than let him work in the middle of the square with his own measurements; not to mention that they insisted, moreover, that there should be united and incorporated with the Palace the Tower of the Foraboschi, called the “Torre della Vacca,” in height fifty braccia, for the use of the great bell, and together with it some houses bought by the Commune for this edifice. For which reasons no one must marvel if the foundation of the Palace is awry and out of the square, it having been necessary, in order to incorporate the tower in the middle and to render it stronger, to bind it round with the walls of the Palace; which walls, having been laid open in the year i6i [SIC] by Giorgio Vasari, painter and architect, were found excellent. Arnolfo, then, having filled up the said tower with good material, it was afterwards easy for other masters to make thereon the very high campanile that is to be seen there today; for within the limits of two years he finished only the Palace, which has subsequently received from time to time those improvements which give it today that greatness and majesty that are to be seen..”
    The tower was filled with solid material.
    “Storia del Palazzo vecchio in Firenze” (https://archive.org/details/storiadelpalazzo00gottuoft) is a book written by Aurelio Gotti, a cultured man of letters, which tells the story of the Palace from 1300 until the date of publication of the book in 1889.
    Aurelio Gotti does some research and he writes that another architect, surname Del Rosso, while some work in 1814 found the walls of the torre della vacca but this tower is completely empty until under the floor.
    Aurelio Gotti assumed that the true tower is elsewhere in the building and the tower has a strong symbolic value.

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