Arnaldo dei Miracoli

Perché alla fine sto bene solo quando sono circondato da opere d’arte. Opere d’arte vere però, fatte da artisti veri. Artisti come Arnaldo Pomodoro. La full immersion nell’arte di questo immenso artista l’ho avuta a Pisa, nella bellissima mostra monografica a lui dedicata, dal titolo Arnaldo Pomodoro – Continuità e Innovazione, allestita nelle sale del Palazzo dell’Opera del Duomo e nella cornice sempre affascinante (capolavori tra capolavori in un capolavoro) del Museo delle Sinopie, in piazza dei Miracoli. Sì, a Pisa hanno allestito una volta tanto una mostra come si deve, fatta come si deve per un artista come si deve. Con tante opere che ne illustrano il percorso creativo a trecentosessanta gradi.


Arnaldo Pomodoro rappresenta quanto di meglio l’Italia abbia prodotto in campo artistico dalla metà del secolo scorso: un artista completo, nel senso che racchiude in sé (la sua opera) il passato, il presente e il futuro. Creatività che rivela una forza vitale moderna e futuristica, ma intrisa di una sacralità arcaica.

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Le opere esposte – oltre cento – attraversano dunque un arco di tempo che va dalle prime sperimentazioni della fine degli anni Cinquanta fino ai giorni nostri, seguendo e documentando praticamente tutta la carriera di Pomodoro. Ce n’è d’avanzo: rilievi primitivi finemente modellati nel ferro, stagno, piombo, argento, cemento e bronzo. Eppoi: collassi strutturali irrimediabili o lentissime deflagrazioni spaziali; cigolanti meccanismi dentati autoavvolgenti e coinvolgenti che sfidano il tempo; steli alte e sottili inneggianti sacrali forze aliene; forme archetipiche massicce e perfette in desolante decadenza; slanciati cunei cibernetici, lucenti e smangiati nell’essenza che svettano imponenti; grandi pagine scintillanti dense di scritture costituite da segni astratti forse codificabili; sfere, cilindri, cubi silenti dilaniati dall’interno da potenti forze misteriose e inesorabili e tuttavia controllatissime; mantra metallescenti macchinosi o rigurgiti tecnologici sperimentali… opere da perdercisi dentro insomma.

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Ben si presentano al loro cospetto alcuni calchi (nonostante appaiano subito un po’ posticci) dell’antico ambone del duomo di Pisa – quello smembrato e traslato nel duomo di Cagliari quando fu sostituito con quello scolpito da Giovanni Pisano – di Maestro Guglielmo, con il loro candore, in un dialogo efficace proprio in virtù della articolata e ricercatissima poetica pomodoriana. Belle le sale, belli i colori le luci e i riflessi. Bello tutto. Nella sala del Museo delle Sinopie poi l’atmosfera è ancor più magica (ma lì, tra quei grandi pannelli disegnati, ci sta bene qualsiasi cosa vi si metta). Consiglio una visita, per farsi e/o fare con soli cinque euro un regalo natalizio che serve. Fino al 31 gennaio.

Raffaele Boni 2015

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