Me pinxit Junta Pisanus

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Pisa, Museo Nazionale San Matteo, sala dei Crocifissi

Ci sono un sacco di cose che uno può fare se va a Pisa. Per esempio può andare a farsi una foto in Piazza del Duomo con sullo sfondo la Torre. Oppure andare in Piazza del Duomo a farsi un selfie con la Torre o andare in Piazza del Duomo a farsi fare una foto scema che simula il reggere la torre. Ancora, andare a rincorrersi/giocare-a-pallone/bivaccare/ascoltare-musica-a-palla sul prato di Piazza del Duomo sotto la Torre o anche andare a comprare disgustosi oggetti souvenir in Piazza del Duomo nei pressi della Torre e molto, molto altro. Oppure, può andare a vedere i crocifissi lignei al Museo Nazionale di San Matteo. Non sarà facile, ma se qualcuno ci andrà, in questo museo scoprirà dei capolavori. Soprattutto quelli nella (bellissima e commovente, posso dirlo, senza vincoli di fede) prima sala, appunto detta dei Crocifissi. E soprattutto, i due crocifissi di Giunta Pisano.

Giunta Pisano rappresenta un punto fondamentale dell’arte italiana, per non dire europea.

Intorno all’anno Mille, in occidente assume un ruolo sempre più importante la pittura, con un nuovo linguaggio: dalla semplice presentazione dell’immagine (le icone) si evolve verso una più completa e complessa rappresentazione di azioni. Nel superamento, nel corso del XIII secolo, dell’ideologia bizantina dell’eterno, che ha ormai esaurito le sue possibilità, con quella più moderna della storia, la pittura è diciamo il campo perfetto. Tale superamento si avrà definitivamente con Giotto, tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento.
Ma questa radicata cultura bizantina è ancora presente in molti pittori che alla metà del Duecento lavorano tra Pisa e Lucca. In questo contesto, Giunta Pisano rappresenta un punto fondamentale dell’arte italiana, per non dire europea. Benché anch’esso non si separi del tutto dalla calligrafia bizantina, solo con Giunta si ha una scelta cosciente in senso drammatico della figura. Che si traduce in tensione dei tratti e forza dei colori. Tutta la produzione pittorica precedente, come detto quella bizantina, ha una profonda matrice classica, ma che irrigidendosi, con gli anni ha perduto anche il ricordo di questo suo classicismo. La definizione di maniera greca, già in uso a fine Trecento, si riferisce a manifestazioni che, pur nella varietà delle linee e di stile, opera sulla base di raffinate forme di schematizzazione: Giunta Pisano, Cimabue, si formano nel solco della maniera greca e nondimeno contribuiscono a imporne il superamento. In questo periodo, con questo linguaggio, la produzione pittorica è costituita di sole icone, come detto semplici raffigurazioni sacre, che servono eclusivamente per la preghiera. E’ il Cristo Triumphans, divinità vivente che vince sulla morte: così vengono raffigurati, con storie sacre ai lati della croce stessa e solitamente collocati in alto sotto l’arco trionfale della chiesa. Ne è conservato uno molto bello nel museo, detto Del Santo Sepolcro perché da quella chiesa pisana proviene.

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Artista pisano – Crocifisso detto Del Santo Sepolcro, seconda metà del XII sec.

Giunta elimina le storie e concentra l’attenzione sul corpo del Cristo, accentuandone con passione gli aspetti più umani di uomo sofferente e imponendola perentoriamente ai fedeli. Il violento inarcarsi in avanti del corpo, il pesante affondarsi della testa tra le spalle esprimono con inaudita intesità patetica l’irrevocabilità della morte. E’ la così detta iconografia del Cristo Patiens, il nuovo corso che segna evidentissimi punti di contatto con l’Ordine francescano, di cui lo stesso Giunta diverrà una specie di pittore ufficiale, prima di Giotto.

Giunta Pisano, Croce della chiesa di San Ranierino, prima metà XIII sec.

Giunta Pisano, Croce della chiesa di San Ranierino, prima metà XIII sec.

Ginta Pisano, Croce processionale (recto e verso), prima metà XIII sec.

Ginta Pisano, Croce processionale (recto e verso), prima metà XIII sec.

Nei Crocifissi giunteschi la visione religiosa che isola l’immagine del Dio imponendola ai fedeli con una certa – diciamo – violenza, va di pari passo alla rappresentazione del martirio dell’Uomo, uomo (quasi) qualunque che soffre e muore piegandosi sotto il proprio peso. E’ merito di Giunta dunque l’aver elaborato uno schema di rappresentazione sacra sostanzialmente nuovo, dando un’immagine inedita di Cristo tragicamente umano. E che resterà esemplare per tutto il Duecento italiano.

(Per chi non lo sapesse, il Museo Nazionale di San Matteo – mediocre sito qui – è in Lungarno Mediceo. Concordo con chi avrà da ridire perché lo troverà chiuso, ma tant’è…).

Raffaele Boni 2015

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