Redon, o dell’onirico

Odilon_Redon.jpgPer parlare di Redon servono solo poche parole delicate, sussurrate seguendo il ritmo del cuore. Certo non senza dissonanze o contrasti, ma lievi e sfumati. Parole dettate da chissà quale misteriosa e recondita forza, perché il fondamento della sua opera è l’attrazione per l’indeterminato, per il mutevole e l’apparente, per ciò che suggerisce anziché definire. Un essere vacillante e contemplativo, interamente avviluppato dai propri sogni: questo è Odilon Redon.


Nato nel 1840 a Bordeaux, Odilon Redon trascorse l’infanzia tagliato fuori dagli affetti famigliari, confinato in campagna, — sdraiato sull’erba a fissare le nuvole che passano —. Per lui, quelle forme mobili e indefinite continueranno ad alimentare le sue fantasticherie e malinconie. Ammira la fantasia nera di Goya, la mezzaluce di Rembrandt e le evocazioni bibliche di Moreau. A completare il suo apprendistato sarà l’incontro con Corot, il quale gli regalerà un consiglio che resterà per lui fondamentale: — mettere sempre accanto a una certezza un’incertezza —. Per tutta la vita, questo sarà l’imperativo radicato nella sua pittura.


Inizialmente, i suoi dipinti erano contraddistinti da un rifiuto totale del colore. Si concentrava solo sui toni cupi offertegli dall’uso del nero (influenzato dagli scritti di Poe e soprattutto Huysmans, di cui divenne amico e il quale lo definirà — Principe dei sogni misteriosi, paesaggista delle acque sotterranee e dei deserti sconvolti dalla lava […] il sottile litografo del dolore, il negromante della matita —), privilegiando disegni e litografie e affrontando temi di spiccata attitudine simbolista pieni di ambiguità basata sul bizzarro, sul chimerico e sul grottesco, provenienti direttamente dal mondo dei sogni. Poi, negli anni della maturità, ci fu una riscoperta del colore. Ed è questo il periodo che amo particolarmente: nei suoi quadri tutto divenne incredibilmente variopinto, ma sempre così vago, inarrivabile, mutevole, senza tempo, soffuso, indefinito, accennato plasmato meditato raffinato nostalgico enigmatico fulgido luminoso nebuloso sospeso rarefatto evaporato profumato silenzioso vaporoso sognato sognante straniante silente avvolgente cangiante…

reflection.jpgthe-birth-of-venus-1912-2.jpgredon.flower-clouds.jpg225409382.jpgRedon.cyclops.jpgOdilon_Redon_002.jpgthe-black-pegasus.jpg

Non aggiungerò altro, se non che ogni volta che guardo questi quadri meravigliosi, mi vien voglia di mettermi a dipingere.

Raffaele Boni 2016

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5 pensieri su “Redon, o dell’onirico

  1. Davvero bellissimi! Quello del Simbolismo e del Decadentismo e’ un periodo estremamente affascinante, in arte come in letteratura. Ricordo le mie visite al Musée d’Orsay e al Musée Gustave Moreau di un po’ di anni fa con grande piacere… 🙂

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