Bombe atomiche su Milano

C_4_articolo_2002432__ImageGallery__imageGalleryItem_1_image.jpgSì, bombe atomiche. Più che altro, gli effetti prodotti dalle bombe atomiche. Nel secondo dopoguerra l’incubo atomico era tangibile, certo in Giappone che l’aveva vissuto direttamente, ma anche e soprattutto in Europa, che si trovava suo malgrado esattamente al centro di un possibile scambio di “cortesie nucleari” tra le due superpotenze emerse e impostesi subito dopo il secondo conflitto mondiale. Ma io non mi occupo di storia, ma di arte; l’arte però è condizionata e prodotta dagli eventi storici e quindi, non poteva che essere condizionata da un periodo caratterizzato da una così forte tensione come quella che oggi conosciamo come Era atomica.


Dunque, Milano, 1952. Nel vivacissimo contesto artistico del dopoguerra italiano troviamo in prima linea il Movimento Arte Nucleare, con l’adozione di un nuovo linguaggio desunto dall’automatismo surrealista e in sintonia con le coeve esperienze europee di pittura informale. Il pretesto pare giusto e azzeccatissimo – quello atomico – per consentire di avvalorarsi in maniera originale un tipo di pittura che attinge a piene mani dagli insegnamenti materici e gestuali di Lucio Fontana e soprattutto all’action painting di Jackson Pollok. Mi piace parlare di questo movimento, al di là dell’importanza notevole che ha avuto nell’arte italiana del novecento e del fatto che mi piacciono le opere prodotte, perché praticamente è misconosciuto o dimenticato.

C_4_articolo_2002432__ImageGallery__imageGalleryItem_7_image.jpgenrico_baj_2.jpgbaj.jpg012014013036.jpgpicture.aspx.jpegQuamisado-II-Enrico-Baj.jpg1_SPN-45.jpgdue-bambini-nella-notte-nucleare-1956.jpg!BlogArte a Milano - ColomboH0027-L00494720.jpg

Sergio Dangelo, Enrico Baj, Joe Colombo (che in seguito diventerà uno dei massimi designer dell’epoca del boom economico): questo – è il caso di dire – il nucleo di giovani artisti che alla Galleria San Fedele, un anno prima, organizzano una mostra dal titolo emblematico di Pittura Nucleare. È la fase di incubazione del nuclearismo milanese quando, appunto nel ’52, si forma il movimento. Questi artisti caricano contenutisticamente il loro espressionismo materico in una serie di immagini legate a un tipo di iconografia suggestionata dai fatti di Hiroshima e Nagasaki. Il movimento rappresenta una tra le primissime prove informali in Italia e forse l’unica integralmente gestuale. Immagini dai movimenti spiraliformi allusive al fungo atomico o macchie che ipotizzano stati primordiali della materia: nelle opere esposte la tecnica pittorica è finalizzata alla visualizzazione di forme subumane, accozzaglie di materia, di dinamiche molecolari che costituiscono da subito la caratteristica peculiare del movimento. Le influenze sono come abbiamo visto molteplici, a partire dallo Spazialismo fontaniano dal quale lo stesso Dangelo proveniva, all’espressionismo astratto del danese Asger Jorn fino alle prime sperimantazioni di materie fluttuanti di Gianni Dova. Come ho detto c’era un bel fermento artistico in quell’Italia, credo il migliore da tempo immemorabile. E questo movimento ci dimostra – insieme a molti altri, in ambito sia astratto che figurativo – come l’’Italia uscisse dalla guerra artisticamente integra e pronta al confronto con l’’Europa e il mondo, forte di un passato immenso e indiscutibile, senza troppi individualismi e con una gran voglia di fare arte.

Raffaele Boni 2016

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