JW Waterhouse, di miti e di fiori

john_william_waterhouse_foto2.jpgMa il titolo poteva anche essere “Solo cose belle”, ricalcando un hashtag che va per la maggiore sui social oggigiorno, e che viene usato per cose che belle invece non sono mai. John William Waterhouse di cose belle – ambientazioni belle, atmosfere belle e sopratutto donne belle – se ne intendeva eccome. E a proposito di hashtag, credo che se questi fossero esistiti ai suoi tempi, sarebbe stato uno dei pittori più taggati, perché le sue opere esprimono in pieno la cultura e il sentimento, in maniera (almeno nelle intenzioni) anti accademica, dell’epoca vittoriana. Oltreché lo spirito della corrente di cui fu uno degli ultimi adepti: la Confraternita dei Preraffaelliti.

Che poi, per risolvere la questione – cose belle – il grande artista britannico si sia ispirato costantemente alla maniera e al modo greco/latino è automatico, naturale. Perché la concezione che abbiamo noi latini del soggetto “bello” è molto diversa da quella che hanno i nordici. Ne risulta che per grazia e fascino, oserei dire assoluti, il riferimento è inevitabilmente ai superillustri e antichi ideali classici, e quindi alle fattezze classiche (dall’antica Grecia in avanti) proporzionatissime. Anche se si sa, la bellezza di un quadro non sta nella bellezza del soggetto. Ma questo a Waterhouse pare proprio non importasse granché.


John William Waterhouse (Roma, 1849 – Londra, 1917) come detto è attivo qualche anno dopo la corrente preraffaellita, che era nata e si era sviluppata in Inghilterra in pieno decadentismo. In pratica dipinge appena dopo gli impressionisti, dai quali in qualche modo, se non stilisticamente, almeno tecnicamente prende qualche spunto. In questo si discosta leggermente dai fondatori della confraternita, e come loro tuttavia aveva la missione di riportare in vita i costumi e i modi della pittura dell’epoca pre-Raffaello; rievocando con nostalgia un passato fatto di miti e drammi, di prati fioriti e di capelli al vento, di rosei incarnati e di armature lucenti, di gelidi marmi e stagni fermissimi, di Omero, Dante e Shakespeare. Il tutto rapportato al panteismo di cui l’intero Ottocento è permeato.

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Hylas and the Nymphs, 1896

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Ulysses and the Sirens, 1891

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Jason and Medea, 1907

Con convinzione profonda dell’esistenza di un ordine intrinseco, armonico, non forzoso della natura, la pittura di Waterhouse è il massimo quanto a compostezza, decoro esistenziale libero e luminoso e al tempo stesso è infusa di un intenso senso del drammatico. Donne bellissime, affascinanti quanto malvagie, eleganti e composte nelle loro vesti preziose eseguono riti magici o dispensano pozioni misteriose (infatti: Circe e Medea le più rappresentate). Ammaliatrici seducenti e letali, o malinconiche e languidamente rassegnate al fato (Lady of Shalott su tutte) dalle carni diafane, intangibili ancorché sacre.

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Lady of Shalott, 1888

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Ophelia, 1889

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Gather Ye Rosebuds While Ye May, 1908

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Circe Offering the Cup to Odysseus, 1891

I temi allegorici classici si abbinano sempre con quelli del ciclo arturiano, sempre idealizzando e abbellendo un’antichità profumata, impregnata di esoterismo e misticismo. Disinteressandosi del contemporaneo. Certo, pensare che negli stessi anni dipingevano, tra gli altri, gente come Van Gogh, Munch, Ensor ma anche Seurat, Signac, Bonnard e Redon, fa strano. Meglio, ci fa capire quanto sia stato artisticamente (e non solo) vario e turbolento il periodo cosiddetto fin de siècle e che soltanto preludeva ad un altro che diverrà ancor più frenetico: il Novecento che nasce sotto il segno rivoluzionario delle Avanguardie.

(Sì, lo so: Wagner va a braccetto con Caspar Friedrich, ma il ‪Tannhäuser secondo me ci sta).

Raffaele Boni 2016

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3 pensieri su “JW Waterhouse, di miti e di fiori

  1. Ho scoperto (intendo scoperto DAVVERO) Waterhouse solo nel 2009 in occasione di una mostra alla Royal Academy di Londra che volevo recensire per Exibart (https://vitadamuseo.wordpress.com/2009/11/26/j-w-waterhouse-the-modern-pre-raphaelite-alla-royal-academy-of-arts-di-londra/) cerano tutti i suoi capolavori (prima conoscevo solo the Lady of Shalott) e me ne sono innamorata! E comunque anche secondo me il ‪Tannhäuser ci sta… 🙂

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