Abbiamo bisogno di Renato Birolli

birolli-foto-vintageMi sento molto vicino a quei pittori che si sono sempre posti nell’ambito di una terza via moderata tra figurazione e non figurazione, tra astrattismo e naturalismo. Questo ormai qualcuno l’avrà capito. A questo proposito voglio parlare di un artista che mi sta molto a cuore, di quelli che sono ingiustamente poco conosciuti al grande pubblico e che nessuno rammenta mai: Renato Birolli. Una delle personalità artistiche più interessanti che l’Italia del Novecento abbia prodotto. Provate a cercare qualcosa su di lui; cercate la biografia, cercate anche solo le immagini oltre a quelle che proporrò io in questo articolo, e fatevi un’idea di quello che certa pittura sempre in bilico tra astratto e concreto, tra lirismo e oggettività (ma sempre molto più lirico) è in grado di dare allo spettatore, proprio in termini coloristici e di vibrazioni.


Se mi piace Birolli è perché comunque alla fine siamo sempre lì: c’era in lui tutto l’apporto che la cultura romantica ha dato all’arte. Tutto il romanticismo che si intravede nelle opere della pittura moderna. Forti emozioni, intime realtà. Una simbiosi lirica, tra astrazione e figurazione, che vive nel linguaggio informale di questo grande artista. Non astrazione pura, non rifiuto netto alla figurazione, ma apertura verso le avanguardie francesi, in particolare all’Orfismo, partendo senz’altro dal Cubismo ma volgendo lo sguardo anche all’Impressionismo e non dimenticando mai il Naturalismo.

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Senza Titolo, 1953

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La terra è verde, 1955

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Fuoco di notte alle Cinque Terre, 1955

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Incendio alle Cinque Terre, 1956

Difatti, il linguaggio del Gruppo degli Otto – gruppo di artisti sorto in Italia nel ’52 sotto l’egida del critico d’arte Lionello Venturi, accomunati da attitudini anti neorealiste – di cui Birolli è uno dei principali componenti, è proprio questo: è un “astrattismo-concreto” (definizione dello stesso Venturi) dove il colore esplode nell’espressione della forma e del reale attraverso la luce dell’interiorità. L’arte di Birolli è un crescendo di percezione materica, una lenta progressione cromatica che lo condurrà sul finire degli anni cinquanta (e dunque alla sua prematura scomparsa) al trionfo della vitalità e della passionalità. Il chiarismo, i toni trasparenti e leggeri dei primi anni, si tramutano in energia convulsiva che modifica anche la prospettiva. La struttura del quadro si spezza, compaiono piani inclinati e linee scomposte, una disgregazione verso lavori di matrice informale come la serie Incendio alle Cinque Terre Incendio Notturno Memoria del Veneto, che sono poi atti di amore verso i luoghi dove egli ha trascorso buona parte della sua vita. L’arte di Birolli è pulsione vitale, è tessuto sociale elaborato in tensione cromatica, è apertura verso stilemi e movimenti internazionali. Birolli parte proprio da un magma di colore per descrivere vortici di sensazioni in cui la realtà perde i contorni e l’astrazione acquista significato.

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Incendio Notturno, 1956

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Incendio alle Cinque Terre, 1957

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Memoria del Veneto, 1957

Nello stesso momento certi quadri come Wilderness o Il Blu lontano vengono rielaborati e perfezionati in modo da escludere totalmente i valori tattili per risolversi attraverso una pittura tutta di “macchia” (tocchi, zone a spatola, spruzzi, gocce) in una fantasmagoria di luce-colore, che tuttavia non vuol perdere il legame e il rapporto con la sua matrice oggettiva. Azioni pittoriche concrete, necessarie, risolutive e mai teatrali.

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Wilderness, 1958

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Il Blu lontano, 1958

— Senza dubbio il dono artistico e la bontà sono due cose distinte; un uomo buono non è per forza un pittore, e una visione da colorista non implica valore morale. Ma la grande arte attesta l’unione di questi due poteri: essa non è che l’espressione, grazie a un temperamento dotato, di un’anima pura. Se non c’è talento, non c’è arte, e se non c’è anima retta, l’arte è inferiore, per quanto abile. — John Ruskin.

E io dico che senza dubbio è di pittori come questi che tutti noi abbiamo bisogno.

Raffaele Boni 2016

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