Merda d’arte

Piero_Manzoni-1Non ha senso parlare di arte quando non si combinano almeno due cose fondamentali: idea e lavoro. Spesso si crede che per raggiungere risultati in campo artistico, o “semplicemente” fare arte, basti una di queste due cose; e sempre più spesso, ahimè, la prima. Il lavoro implica sudore, e se ben eseguito porta all’artigianato, nobile e sopraffino che in alcuni casi sfiora l’opera d’arte. È invece l’idea oggi come oggi a farla da padrona, e se ci si pensa bene è ovvio che sia così: si fa meno fatica a partorire idee senza eseguirle, senza portarle a compimento; non c’è bisogno di “sporcarsi le mani”. Grandi partoritori di idee ce ne sono a bizzeffe oggigiorno, grandi idee nuove e illuminanti sul futuro dell’arte e dell’umanità tutta. Grandi “artisti” che credono ormai che questa idea non debba appartenere ad un percorso, che il concetto non debba seguire un metodo, che non abbia bisogno di nessun supporto passionale. Che non ci sia bisogno del lavoro. Ne sono piene gallerie e mostre di questi esempi. Spesso, e ne vedo tante, le persone normali d’improvviso si scoprono artisti, perché è bello e serve a distinguersi, perché fa figo. Gente che non intende minimamente durar fatica, non si sogna nemmeno di arrovellarsi e farsi contorcere la mente per dar sfogo alle proprio passioni. Perché di passione ai giorni nostri ce n’è davvero poca, purtroppo. Ci sono volontà di stupire costi quel che costi, ma assolutamente non fatica. Si cerca sempre più la ganzata, la ribalta fine a se stessa, o fine al farsi riconoscere solo per il gusto di apparire. Apparire come per investitura divina – e fintamente, dico io – diversi dagli altri. Emergere con una idea carina e allettante, magari stupefacente, che soddisfa il pubblico perché è conforme alla moda di turno. Ma che se vai a guardare fino in fondo, manca di tutto: di ricerca, di stile personale, di afflato, anche di provocazione alle volte, di solidità, di pregnanza. Di lavoro appunto. E, gira e rigira, anche di idea.

Mi viene da dire spesso che la colpa è tutta del Manzoni, e di tanti altri come lui, che nella loro vita (spesso breve come la sua) artistica hanno riversato tutto, con costanza e dedizione al lavoro+idea, con passione e anche sfida. E che alla fine del loro percorso studiatissimo e ragionato e “sudato”, potevano permettersi di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni loro, del lavoro e delle idee loro, del concetto maturato in anni e anni di che cosa sia in fondo l’arte per loro. C’è stato chi tagliava la tela, chi incollava sacchi, chi si dedicava all’analisi approfondita del segno, chi rivalutava oggetti poveri, chi sfruttava l’onda della pubblicità popolare, chi pitturava la gente, chi saldava o ricuciva. Ma anche chi ritornava all’ordine, chi riscopriva le originali premesse del fare artistico fatte di piccole cose. E c’era chi inscatolava merda, come Piero Manzoni. Irriverente, dissacrante, geniale, che prima di inscatolare ne aveva già fatte tante, Manzoni cavalca l’onda dell’Italia del boom, dando un impulso fondamentale al rinnovamento dell’arte in Italia nell’immediato dopoguerra. Le sue opere, Achrome, Pane, Uovo scultura, sono lavori – tra i tanti – che rientrano in un filone di ricerca da lui sperimentato per anni. Eppoi: firmava corpi (solitamente di giovani avvenenti) come fossero opere d’arte da lui create, oppure creava piedistalli sui quali l’uomo comune poteva salirci e diventare l’attrazione della mostra di turno. Addirittura inventò un piedistallo per il mondo, opera d’arte suprema, con l’etichetta al contrario. Ma mai così clamorose e come la Merda d’artista. Che a pensarci bene così clamorosa poi non è, perché alla fine le feci rappresentano l’unico vero prodotto che un essere umano può considerare proprio, l’unico veramente fatto dal proprio corpo. Senza agenti esterni, senza manipolazioni, senza aggiunte aliene: è materia prodotta direttamente dal corpo, l’unica che possiamo veramente dire, ognuno di noi, opera nostra. Solo che in questo caso si tratta di merda prodotta da corpo d’artista, che è artista per tutto quello che ha fatto prima, per tutto il percorso svolto, al quale ha dedicato con studio e lavoro la sua intera esistenza e nel quale ha riversato le sue passioni. Forse il punto più basso, forse l’anti-climax per eccellenza, la Merda d’artista ha contaminato le generazioni future, ha infestato l’arte stessa e l’immaginario collettivo come poche altre espressioni artistiche. Arte resa per sempre maleodorante marcescenza creativa deteriorata.maxresdefault

Ah, io sono tra quelli convinti che queste scatole non siano vuote, ma contengano davvero il materiale dichiarato sull’etichetta. Io credo sempre nella sincerità dell’artista…

Raffaele Boni 2016

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